Il diritto dovere all’istruzione e alla formazione per alunni immigrati in Italia

Il diritto dovere all’istruzione e alla formazione per alunni immigrati in Italia

Le varie riforme del sistema scolastico, operate da tutti i Paesi dell’area di influenza della UE a partire dagli anni ottanta, tra cui l’Italia, sono state tese principalmente a prolungare l’obbligo scolastico per assicurare agli studenti almeno l’acquisizione di solide competenze di base, ad ampliare l’offerta formativa e ad evitare l’abbandono scolastico. Il fenomeno migratorio ha posto ai sistemi scolastici e formativi particolari problematiche, tra cui un’educazione interculturale che valorizzi le differenze e favorisca l’apprendimento di tutti gli studenti è sicuramente una delle principali sfide del nostro tempo.

I minori di cittadinanza non italiana presenti sul territorio nazionale, secondo il Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero (D.Lgs. 286/1998) e il relativo regolamento (D.P.R. 394/1999), sono soggetti al diritto-dovere all’istruzione e alla formazione, nelle forme e nei modi previsti per i cittadini italiani, nelle scuole di ogni ordine e grado.

I minori stranieri presenti sul territorio sono soggetti all’obbligo scolastico; ad essi si applicano tutte le disposizioni vigenti in materia di diritto all’istruzione, di accesso ai servizi educativi, di partecipazione alla vita della comunità scolastica.” – D.Lgs. 286/98, art. 38, co. 1.

I minori stranieri presenti sul territorio nazionale hanno diritto all’istruzione indipendentemente dalla regolarità della posizione in ordine al loro soggiorno, nelle forme e nei modi previsti per i cittadini italiani. Essi sono soggetti all’obbligo scolastico secondo le disposizioni vigenti in materia. L’iscrizione dei minori stranieri nelle scuote italiane di ogni ordine e grado avviene nei modi e alle condizioni previsti per i minori italiani.” D.P.R. 394/99, art. 45, co. 1.

La posizione del minore risulta autonoma rispetto a quella dei suoi familiari irregolarmente presenti in Italia ed essa non impedisce comunque l’esercizio del diritto di accesso all’istruzione di ogni ordine e grado, anche nel caso di scuola dell’infanzia.

I minori stranieri comunque presenti in Italia hanno quindi il diritto-dovere all’istruzione e alla formazione, nelle forme e nei modi previsti per i cittadini italiani. L’inosservanza di questo obbligo da parte dei genitori o dei responsabili del minore comporta una sanzione penale prevista dall’articolo 731 del codice penale. Inoltre, l’inadempimento all’obbligo di istruzione dei figli minori determina la perdita integrale dei crediti assegnati all’atto della sottoscrizione dell’accordo di integrazione e di quelli successivamente conseguiti e la risoluzione dell’accordo per inadempimento.

La normativa generale in tema di diritto-dovere all’istruzione prevede l’obbligo di istruzione per dieci anni e l’obbligo formativo fino ai 18 anni, con il conseguimento di un titolo di studio di scuola secondaria superiore o di una qualifica professionale di durata almeno triennale (articolo 1, paragrafi 2 e 3, del Decreto Legge 76/05, articolo 1, paragrafo 1, del Dlgs 226/05, articolo 1, paragrafo 622, della Legge 296 del 27 dicembre 2006, articolo 1 del D.M. MIUR 22 agosto 2007).

A partire dal compimento dei 16 anni i minori stranieri che non abbiano ancora assolto all’obbligo di istruzione possono essere ammessi alla frequenza dei Centri Territoriali Permanenti (CTP), istituiti con l’Ordinanza Ministeriale 455 del 29 luglio 1997, che offrono corsi di italiano, ma anche attività culturali, istruzione e formazione per adulti ed elementi di educazione civica e sui diritti e doveri del cittadino. Essi consentono agli utenti, di cui circa la metà sono stranieri, di sostenere e sviluppare percorsi integrati tra istruzione scolastica, formazione professionale e corsi serali degli istituti tecnici e professionali, in cui conseguire i titoli di studio, qualifiche e competenze linguistiche.

A partire dall’anno scolastico 2014/2015 ai CTP si aggiungono i Centri Provinciali di Istruzione per Adulti (CPIA) ai sensi del Decreto Ministeriale del 25 ottobre 2007 di riorganizzazione dei CTP, destinati a sostituire i primi. I CPIA conseguono l’obiettivo della coesione sociale e della creazione di occasioni di sviluppo anche mediante la collaborazione con Centri per l’impiego o altre agenzie per il lavoro, gli enti accreditati per la formazione professionale e le Regioni. Per approfondire vedi Il Sistema di Istruzione e Formazione Professionale in Emilia Romagna.

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